Dubai in 24 ore

Come accennato nel post su Bali e le Gili al ritorno dalla ‘Indonesia abbiamo scelto un volo con lungo scalo a Dubai per poter visitare le maggiori attrazioni della città. Non siamo amanti delle metropoli e degli skyline cittadini e proprio per questo motivo abbiamo scelto di dedicare non più di una giornata alla tanto decantata Dubai.

Siamo atterrati al grandissimo aeroporto di mattina presto ignari che il venerdì, secondo i dettami islamici, è un giorno di riposo.

I negozi e le metro aprono più tardi, la vita scorre molto lentamente e proprio per questo abbiamo preso un taxi per capire cosa visitare. Non immaginavamo le grandi distanze per raggiungere i punti focali ed avendo escluso l’autobus turistico per il costo eccessivo, superiore ai 50 euro a persona, ci siamo affidati ad un tassista.

Ci ha consigliato di visitare ” Dubai Marina”, descrivendola come una città del futuro. Per tutto il viaggio non ha fatto altro che dirci che per visitare Dubai servono almeno 10 giorni ed incuriositi abbiamo posto diverse domande fin quando, in maniera sgarbata, mi ha detto che dovevo stare zitta ed ascoltare quello che diceva.

In quel momento a causa della stanchezza del viaggio, il fuso orario ed il mio inglese non proprio avanzato ho creduto di non aver capito bene ma questo è stato solo un assaggio della giornata che ci aspettava!

Arrivati a Dubai Marina ci troviamo circondati da lussuosi grattacieli  di ogni forma e tipo con yacht’s bellissimi, ma sinceramente la cosa non ci ha toccato.

Abbiamo camminato per circa un’ora con il sole che si faceva sempre più cocente ed ogni tipo di servizio ancora chiuso. Continuando a camminare la sensazione era sempre la stessa, ma che senso ha ammirare la ricchezza altrui?

Non appena il Mall ha aperto ci siamo rintanati alla ricerca di un po’ di aria condizionata speranzosi di vedere qualcosa di diverso, beh è un centro commerciale più grande dei nostri con all’ interno un acquario di modeste dimensioni  nel quale è possibile fare immersioni a costi esagerati.

L’ unica cosa che ha attirato la mia attenzione è stato il negozio di Burqa, molto belli e lavorati.

Il Wi-Fi per la città è inesistente al di fuori di Sturbucks dove prendendo la consumazione si ha accesso per 30 minuti.

Dopo aver girato alcune ore siamo usciti a vedere le fontane danzanti, sarà che c’erano più di 40 gradi e che di giorno fa meno effetto ma anche lì emozioni zero.

Dopo un pasto veloce da Burger King e con davanti ancora tante ore di attesa decidiamo di salire sul Burj Khalifa con accesso direttamente dal Mall.

Da quanto sapevamo il costo era di circa 30 euro è una volta arrivati alla cassa, senza averci fatto domande, chiedo due biglietti pagando con carta, solo dopo è arrivata l’ amara scoperta, 1000 dhiram ovvero 250 euro.

Il calo di zuccheri è stato immediato e non riuscivo a capire il perché, mentre Andrea rideva alle mie spalle.

Con 250 euro abbiamo passato una settimana di comfort a Bali!

Veniamo accolti da un signore in abito elegante in una stanzetta adiacente con altre persone ben vestite.

L’ imbarazzo ha preso il sopravvento dato che venivano da 24 ore tra aeroporti e strada, a quel punto ormai rassegnati, sporchi e malmessi ci accomodiamo.

Dopo una rapida spiegazione della costruzione del grattacielo di 828 mt, il più alto al Mondo, saliamo in ascensore che in meno di un minuto ci porta nel punto più alto dove ci hanno accolto con spremute e pasticcini.

Anche qui emozioni zero, palazzi, sabbia ed un laghetto di petrolio non hanno suscitato in noi le sensazioni sperate. Devo dire però che la toilette firmata Armani aveva il suo perché!

Tristi ed impoveriti torniamo giù e prendiamo la metro che finalmente aveva aperto. Qui una ragazza indiana davvero gentile ci ha aiutati con le indicazioni facendo con noi un tratto di strada.

Anche qui sorpresa, in metro c’è una carrozza riservata per sole donne e non sapendo niente stavamo per salire lì dove Andrea avrebbe rischiato 100 euro di multa. Sconvolti ed amareggiati ci spostiamo nella carrozza mista dove le mie caviglie hanno riscosso un successone. Il disagio è stato molto, avere continuamente gli occhi addosso non è piacevole soprattutto se si è vestiti con abiti larghi per non offendere la sensibilità di nessuno. Arrivati alla nostra fermata decidiamo che per noi poteva bastare la visita fatta finora e ci dirigiamo con moltissimo anticipo in aeroporto per fare una doccia e rilassarci sulle chaise longue fino alla partenza.

Sicuramente questa è solo una nostra impressione della città ma siamo sicuri che non ci torneremo più. Personalmente mi sono sentita più volte invisibile: nel chiedere informazioni ho ricevuto visi girati dall’altra parte, all’uscita da un negozio un locale mi ha sbattuto la porta in faccia.

Chissà forse andava vissuta in maniera diversa ma per ora non ci sentiamo di consigliarla a nessuno che ami viaggiare come noi, zaino in spalla e sorriso sulla bocca.

Se proprio avete voglia di visitare una metropoli che trasmetta qualcosa andate a New York!

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