Scalo lungo a Doha

Dopo l’esperienza alquanto traumatica dello scorso anno a Dubai abbiamo voluto ritentare con Doha. Al momento di prenotare il volo per Yangoon abbiamo optato per uno scalo lungo per provare a ricrederci e per visitare una città che probabilmente non avremmo visto mai.

Per chi arriva dall’Italia non c’è bisogno di fare il visto, basta fare il controllo passaporto all’immigration desk dove applicheranno un timbro e si può uscire. Per chi viaggia con Qatar Airlines consigliamo di chiedere al desk informazioni per il tour gratuito della città, noi purtroppo lo abbiamo scoperto troppo tardi. Leggendo la guida di altri viaggiatori ci siamo affidati ad un taxi ufficiale che che a poco più di 10 euro ci ha portati al souq Watif. Attenzione!! Portate dollari o prelevate la moneta locale perché i taxi non hanno il pos, così come la maggior parte dei locali in questa zona.

Il souq  apre dopo le 8 ma il caldo è asfissiante da molto prima. All’interno si vende di tutto a partire dalle spezie alle specie più disparate di volatili. Dopo aver fatto una bella passeggiata consigliamo di fermarvi in qualche bar a bere un succo di frutta 100% originale e dissetante.

Da buoni backpackers siamo andati a piedi al museo nazionale di arte islamica, gratuito e rinfrescante. Anche se dista dal souq un solo km sembra di camminare nel deserto, senza ombra e con un getto di aria bollente puntato in faccia. Il museo è grande e davvero molto bello, il bar al piano terra dispone di una vista mozzafiato sullo skyline e gli oggetti esposti hanno un fascino assoluto.

Non contenti dei vestiti zuppi torniamo al souq a piedi e mangiamo in un localino frequentato dai residenti il Bandar Aden restaurant for yemenis food, i prezzi sono modici ma capire dal menu cosa ordinare non è semplicissimo. Noi abbiamo preso il chicken mandik e ci siamo ritrovati un mezzo kg di riso basmati condito con uvetta, cardamomo e chiodi di garofano con sopra un mega coscio di pollo.

Il loro pane è una mega focaccia che a dire di Andrea era ottima, io non potendo mangiare farine mi sono affidata al buon vecchio amico riso, un must dei viaggi in Asia.

Stremati dal caldo e convinti di non voler spendere 40 euro a testa per il tour spendiamo gli ultimi ryal per il taxi e torniamo in aeroporto per schiacciare un pisolino prima del prossimo volo per il Myanmar.

Le riflessioni finali sono d’obbligo.

Sicuramente rispetto a Dubai l’esperienza è stata positiva, non ho avuto occhi puntati addosso ed ogni persona con la quale abbiamo avuto contatto è stata gentile e disponibile. L’aria che si respira è più rilassata ed accogliente.

Next stop Yangoon!

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